1/3/2008
I ricercatori padovani, insomma, hanno direttamente mirato al sodo, chiedendosi se, magari in qualche modo primitivo, esistano nei pesci capacità di conto. Per indagare su questo problema hanno organizzato un semplice ma efficace apparato sperimentale: un acquario diviso in tre parti da due lastre di vetro. In quella centrale viene posizionata la femmina da saggiare, mentre nei due spazi laterali flottano due gruppi di pesci di differenti quantità e, a questo punto, si misura dove staziona la femmina. E di esperimenti ne hanno fatti davvero tanti, testando una per volta ben 318 gambusie. Risultato: se i gruppi sono piccoli (1 vs.2; 2 vs.3; 3 vs.4) le femmine non si sbagliano e scelgono il gruppo maggiore. Se però i gruppi sono più grandi allora la differenza di un solo individuo non basta più, ma occorre invece far scegliere tra gruppi tipo 4 vs.8, 8 vs. 16, 4 vs.10. Infine, in esperimenti disegnati apposta per evidenziare l’eventuale effetto di variabili non-numeriche è risultato che un certo ruolo lo gioca l’area totale del banco e, in qualche caso, la quantità del suomovimento interno. Insomma, non è completamente chiaro se i pesci sappiano veramente contare, è però fuor di dubbio che un qualche meccanismo di discriminazione lo possiedano. Non pochi sono i mammiferi e gli uccelli che se la cavano bene a contare fino a cinque o sei, alcuni addirittura fino a sette o a otto. C’è chi ha pensato che i gatti lo sappiano fare perché pare che le gatte, quando trasportano i gattini da un nido all’altro, finita l’operazione li contino per verificare di non averne dimenticato qualcuno.