27/3/2008
È partito lancia in resta, Bettini. «Guardi che al di là del fallimento politico di Berlusconi c’è anche una scarsa credibilità della candidatura in sé e gli italiani l’avvertono. In queste ultime settimane dobbiamo rendere ancora più forte il vero dilemma di questo voto che è in realtà una scelta diretta dei cittadini tra due leader assai diversi. Sono due alternative secche per il futuro del Paese. E con queste elezioni si pongono anche le condizioni per l’avvento di una nuova generazione di leader». Sta dicendo che Berlusconi è troppo anziano? «L’età media di tutti i capi di governo delle grandi democrazie occidentali si aggira tra i 53 e i 55 anni. Berlusconi ripropone la tradizione italiana per cui il potere resta nelle mani delle generazioni più vecchie. Non è una questione di mancanza di rispetto per l’età perché io penso che gli anziani possano dare utili consigli e un contributo straordinario di esperienza, ma è la constatazione della patologia politica italiana che sbarra il passo alle forze più innovative, creative e fresche. E Veltroni rappresenta questa boccata d’ossigeno verso il futuro. Mi permetto anche di dire che è un’altra patologia italiana riproporre se stesso per la quinta volta. Sono andato per curiosità a vedere se ci sono casi simili nel resto del mondo. Per carità, non voglio dire nulla di provocatorio, ma ho scoperto che il solo che ha avuto il coraggio o la sfrontatezza di candidarsi per per cinque volte è stato Jean Marie Le Pen».