Il raggiungimento dell’8% in una o più regioni comporterebbe un maggior numero di partecipanti alla ripartizione dei seggi e quindi una parziale sottrazione di questi ultimi al Pd o al Pdl. Se, ad esempio, in una data regione debbono essere assegnati in tutto 10 seggi e 6 vanno alla coalizione vincente (Pd o Pdl), i restanti 4 andranno tutti al soccombente (Pd o Pdl) se nessun altro raggiunge l’8%. Andranno invece ripartiti anche con Udc e/o Sin. Arcobaleno se questi riescono a superare la soglia di ammissione. Tutto ciò può modificare, anche in modo sostanziale, gli equilibri e le maggioranze. Nessuno quindi può dire se il responso delle urne confermerà il quadro oggi rilevato: la volta scorsa, nel 2006, le ultime due settimane videro, grazie alla capacità comunicativa di Berlusconi e agli errori di Prodi, una forte «rimonta» da parte del centrodestra. Potrà Veltroni «rimontare» in modo analogo? Secondo alcuni, lo sta già facendo. L’ex sindaco di Roma ha dalla sua parte una forte popolarità personale: un recente sondaggio ha visto proprio Veltroni primo nella classifica nella fiducia espressa dagli elettori. Forse anche per questo, il quesito che richiede le previsioni degli stessi elettori sull’esito del voto, mostra, nelle ultime settimane, un accrescersi della quantità di indecisi sul risultato elettorale. Ma non è detto che il leader del Pd sappia o possa sfruttare appieno queste sue potenzialità. Tutto dipenderà da quella minoranza (10%) che deciderà all’ ultimo minuto. E’ verso costoro - che sceglieranno sulla base dei confronti televisivi e, spesso, dei consigli degli amici - che è diretta in realtà la campagna elettorale dei prossimi giorni.
Appunti di un anonimo italiano
28/3/2008
