Se avessimo “cuore di padre” non saremmo corsi a Lhasa con la corte pontificia e con i monaci, monache del mondo? Quale “segno” migliore di questo per condividere la sorte dei figli, per scuotere la coscienza del mondo? Molto più efficace di mille sermoni, mille adunate, mille benedizioni in 63 lingue…! Quella, la lingua della nuova pentecoste… Perché non l’abbiamo fatto? Troppo intenti a parlamentare con la delegazione cinese, barattando privilegi cattolici? (cf F. Rampini, La Repubblica, 20.3.2008). Troppo prigionieri del tempio, delle preghiere per la conversione degli ebrei, della mitria di Pio IX, della pianeta di Giovanni Paolo II? (cf M. Politi, La Repubblica, 17.2.2008). I popoli continuano a scendere dal Tibet, da Gaza, dal Libano, dal Darfur ed ahimè, Dio!, i tuoi funzionari riprendono le vie di Trento, del Sillabo, dei riti preconciliari, dell’unica vera religione! Le loro soluzioni? Dare la comunione in bocca, rimettere il tabernacolo al centro, dire la messa con le spalle al popolo. Dio, non vedi che abbiamo voltato le spalle ai denutriti, alle vittime della guerra, ai popoli orfani, alle nazioni vedove, ai mutilati, ai disperati?
Appunti di un anonimo italiano
30/3/2008
