29/4/2008
Pierluigi Bersani, riferendosi alla battaglia sui capigruppo del Pd, ha parlato fuori dai denti, nel “caminetto” della mattina, di “un partito di Bibì e Bibò. Dove le decisioni vengono prese dall’alto. Finiremo per scegliere a Roma anche gli incarichi della sezione di Brisighella”. Un attacco chirurgico. Anche se la consultazione per la scelta dei presidenti di deputati e senatori va nella direzione indicata da Veltroni, con la conferma di Soro e Finocchiaro, la partita può riaprirsi. Diventando la chiave di un “commissariamento” della leadership veltroniana. Bersani avverte: “Continuo a chiedere il rafforzamento del Pd, come ho sempre fatto. E parlerò chiaramente alla prima assemblea del gruppo”. Dopo il risultato di Roma D’Alema tace, ma i boatos segnalano suoi uomini già pronti a incunearsi nelle maglie di un partito onestamente in stallo, diviso, lacerato, piegato dall’uno-due elettorale. Rilanciano perciò la candidatura di Bersani alla Camera e di Rutelli, proprio lo sconfitto di Roma, a capogruppo di Palazzo Madama. Sarebbero due nomi con il dente avvelenato nei confronti della segreteria. A maggior ragione dopo il voto della Capitale, i dirigenti di area popolare insistono sul mancato sfondamento al centro. E non è un mistero che Beppe Fioroni voglia soffiare il posto di coordinatore a Goffredo Bettini, regista della politica romana, oggi indebolito. Lo stesso Bettini però è intenzionato a resistere: “Dobbiamo mantenere la calma, altrimenti il Pd va allo sfascio”. Sfascio significa scenari cupi, ma di cui si avvertono segnali un po’ dappertutto. L’allarme lo lancia Marco Follini: “Ora occorre discutere dell’identità del Pd. Se è un partito di sinistra, anche socialdemocratico, beh la scommessa non mi riguarda più. Se invece capisce le sue difficoltà, unisce davvero le varie culture del Paese e dice no a Di Pietro, Grillo e i radicali, possiamo cambiare la strategia e andare avanti”. La parola d’ordine di Dario Franceschini va nel solco del resistere, resistere: “Meglio portare la croce e tenere botta che uscire tra gli applausi. E ricordiamoci cosa successe al Ppi quando si dimise Martinazzoli. Sparì”. I centristi non vogliono abbandonare la barca che anche loro hanno costruito, cioè provocare una clamorosa scissione, ma invocano un mutamento di rotta.