29/5/2008
Si parte dal numero di imprese, in Italia sono 965. Quasi la metà delle aziende è nata dopo il 2001, quando l’attacco alle Torri Gemelle ha gonfiato la domanda di controllo e sicurezza. I dati sono contenuti nel primo «Rapporto sulla vigilanza privata» presentato ieri da Federsicurezza, la federazione del settore che aderisce a Confcommercio. La sicurezza privata si divide in gran parte tra piantonamenti (48 per cento del fatturato), vigilanza (30%) e trasporto valori (18). Gli allarmi collegati con le centrali degli istituti sono 600 mila. E la stima più accreditata parla di unmilione e 200 mila clienti. Anche qui, i numeri rivelano qualcosa di interessante: se la maggior parte dei cittadini si lamenta per la poca sicurezza, quelli che poi si rivolgono agli istituti di vigilanza sono un numero limitato (appena il 5 per cento del fatturato viene dalla sorveglianza di case e ville). «Le forze dell’ordine giustamente si concentrano sulle zone da allarme rosso—spiega il presidente di Federsicurezza, Luigi Gabriele — e lasciano a noi l’allarme “arancione”, dagli aeroporti alle metropolitane. Siamo essenziali e complementari per la sicurezza del Paese. E ora il nostro ruolo va riconosciuto con un aggiornamento delle regole».