Più tardi il segretario Pd ci torna sopra. Raccoglie il guanto di sfida del Cavaliere, e pure quello di Di Pietro, che già annuncia una manifestazione per l’8 luglio, in coincidenza con l’esame parlamentare del «lodo» atteso domani in Consiglio dei ministri (sarà un disegno di legge, non un decreto d’urgenza come già il ministro La Russa ipotizzava, per proteggere dalle inchieste le alte cariche dello Stato). Anche noi scenderemo in piazza, conferma Veltroni, però in autunno. La concorrenza dipietrista? «Ognuno fa la sua parte». Con Berlusconi «cambia profondamente la natura dei rapporti. Credo gli sia sfuggito di mano il discorso. Ma quando si hanno ruoli istituzionali bisogna mantenere i nervi saldi. Nessuno in Europa si comporterebbe come lui. Il confronto sul lodo è ormai impossibile, se si fosse voluta aprire una discussione bisognava usare un altro tono». Sarà guerra totale. E perfino uno tosto come Bossi se ne allarma. Il muro contro muro manderà in fumo il suo sogno di una vita, quella riforma federale che già una volta ha inciampato sul referendum. Sul lodo «ci atteniamo agli ordini di scuderia», storce la bocca il Senatùr. Ma il consiglio all’amico Silvio è di moderarsi: «Meglio volare più bassi, altrimenti qua si litiga e basta».
Appunti di un anonimo italiano
30/6/2008
