A Roma tuttavia l’ala del forzismo più militante non è affatto d’accordo nel lasciar cadere la provocazione dipietrista. E in molti ieri, nel tam tam di telefonate per commentare l’uscita dell’ex pm, è riaffiorata la tentazione di costruire un “dossier” aggiornato sul passato del leader dell’Italia dei valori, per tenerlo pronto come arma “fine di mondo” in caso di escalation. Il portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone, lo lascia intuire chiaramente: “Credo che sia proprio venuto il momento di fare luce sulla realtà di Di Pietro e dell’Italia dei Valori”. In realtà qualcuno sarebbe già al lavoro, collezionando vecchi articoli e vecchie inchieste (da cui peraltro Di Pietro è sempre uscito scagionato). In fondo tanti nel passato ci hanno già provato. Da Craxi e il suo “poker d’assi”, ai tabulati Sip del capo della polizia Parisi, giù giù fino alle informative del Gico di Firenze, il memoriale di Gorrini, il dossier “Achille”, la presunta falsa laurea, le minacce della sedicente “Falange armata”, gli ispettori ministeriali di Biondi. Gli annali sono pieni di fango contro l’ex pm, tanto che in passato arrivarono a indagare su di lui 9 dei 12 pm in forza a Brescia. Berlusconi comunque non pensa solo agli attacchi di Di Pietro, la sua preoccupazione in questo momento - posto che il processo Mills si dovrebbe considerare chiuso per decreto - sono le voci sulle nuove intercettazioni in arrivo da Napoli, che riguarderebbero anche due donne al governo. Il premier è “indignato” per il fatto che telefonate “di nessuna rilevanza penale” finiscano in pasto all’opinione pubblica e, lungi dal pensare di lasciare l’Italia (come minacciò in passato), con un amico è sbottato: “Se vogliono tornare a votare sono pronto, in questo momento sono ai massimi storici di gradimento. Gli italiani sono con me e vediamo come finisce”. Solo uno sfogo, non un programma politico. Che tuttavia la dice lunga sull’umore malmostoso che cova in questi giorni.
Appunti di un anonimo italiano
30/6/2008
