Certamente Di Pietro avrà infiammato la piazza girotondina (manifestazioni previste il 7 e l’8) e Berlusconi, ecco la novità delle ultime ore, sarà già andato in tivù per lanciare una forte controffensiva mediatica. Il Cavaliere lo raccontano molto amareggiato. Più del «magnaccia» che Di Pietro gli ha dato, lo disturba la piega dello scontro sulla giustizia. Ieri s’è sfogato dalla Sardegna coi fedelissimi: «Tra un insulto e l’altro al sottoscritto, qui si sta perdendo di vista il nodo vero, cioè l’attacco che certi magistrati stanno portando al governo democraticamente eletto». Niente messaggi al paese, che suonerebbero golpisti, e nemmeno conferenze stampa (un terno al lotto). Gli strateghi berlusconiani stanno studiando come dare agio al premier di spiegarsi in tivù. Per risultare davvero efficace, dovrà scoprire le carte sui magistrati che vogliono condannarlo, anche in vista dell’eventuale ricusazione (udienza il 10 luglio). Le carte da bollo vanno a ruba. Ghedini, avvocato del premier, conferma «molteplici processi per diffamazione che verranno immediatamente intentati» contro Di Pietro. Il quale non chiede perdono, anzi rincara dall’Annunziata e sul sito di Grillo: «Si scusi Berlusconi col paese. Le leggi del governo sono un attentato alla democrazia. Se passano, vince il regime, saremo a tutti gli effetti in una dittatura». Ulteriore sberleffo: «La capacità berlusconiana di non lasciarsi processare è pari a quella di farsi crescere i capelli…». Napolitano, nel giorno lieto delle 83 candeline, quasi implora come dono di compleanno «un clima più sereno e costruttivo nella politica italiana e nella vita istituzionale». Di Pietro lo vive (a ragione) come un cartellino giallo nei suoi confronti e replica polemico: «Napolitano valuti se ci sono i requisiti dell’urgenza e della necessità» per le norme blocca-processi, «se necessario rimandandole alle Camere». Sennò? Sennò chissenefrega, «ci penserà la Consulta, oppure i cittadini col referendum» che già Di Pietro sta lanciando, è l’ accusa del forzista Capezzone, nonostante manchi perfino un testo approvato dal Parlamento.
Appunti di un anonimo italiano
30/6/2008
