1/7/2008
Dobbiamo fare opposizione semplicemente mettendo in fila quello che ha fatto e mistificato questo governo che in soli due mesi ha già perso il 5,2% dei consensi. A sentire Bossi la luna di miele è già finita. E poi il Pdl non è l’invincibile armata”, dice il segretario. La lista è lunga: l’emendamento salva Rete 4 “che hanno dovuto abolire”; la “farsa dei mutui che non diminuiscono ma anzi aumentano di migliaia di euro”; l’aggravante della clandestinità e “non possiamo certo far diventare reato una condizione sociale”. Robin Hood poi: “Le tasse saliranno al 42,9%, altro che scendere sotto il 40%” e dei 5 miliardi tolti ai ricchi (petrolieri, assicurazioni e banche), “ai poveri tornano solo 290 milioni”. C’è Alitalia (“la cordata del governo prevede 4 mila esuberi, assai più di Air France”), le impronte ai minori rom (“eticamente inaccettabile”), dieci miliardi di investimenti in meno per le infrastrutture e i rifiuti. “Per scelta - insiste Veltroni - tengo fuori la giustizia perch non dobbiamo correre dietro a quello che vuole il premier, alla sua agenda. Noi dobbiamo irrompere nel dibattito con le questioni sociali di un paese stremato, che non ce la fa più, preoccupato per il suo stipendio e assai meno per i processi di Berlusconi”. Quindi, prosegue rivolgendosi ai deputati, “bisognerebbe che ogni tanto parlaste di questo anziché degli affari interni al partito”. Spiegare perché “la nostra opposizione è la risorsa che il Paese avrà da qui in avanti” anziché spaccare il capello in quattro sulle correnti, quante sono o dove vanno. La sala applaude. Ma spiccano le assenze, non c’è D’Alema (Internazionale socialista ad Atene), non c’è Parisi, Enrico Letta arrivato ma poi va via. Rosy Bindi non parla. E neppure Pierluigi Bersani. I “correntisti” scelgono di tacere. Per oggi. Una certezza però unisce tutte le anime del Pd: il dialogo con la maggioranza di governo è un capitolo chiuso.