14/7/2008
L’analisi riassunta in due paginette dattiloscritte non parla dei tagli agli stipendi dei magistrati (che saranno peraltro stralciati, come ha annunciato Alfano), ma per il resto non lascia spazio a equivoci: stop pressoché totale del turn-over e quindi, anche, dei concorsi già indetti per i giudici; organici scoperti in ogni settore dell’amministrazione; un quarto di stanziamenti in meno per pagare bollette, cancelleria, fotocopiatrici e computer, persino per trascrivere i processi. Niente male per un sistema che già lamenta cronica mancanza di personale, apparecchiature inadeguate, strutture obsolete. Secondo quanto disposto all’articolo 60, comma 1, elenco 1, infatti, nel 2009 le spese per i consumi intermedi - quelli cioè che tengono in vita i tribunali: acqua, luce, gas, carta, fax, armadietti, benzina - verranno abbattute del 22%. Quota che salirà al 30 nel 2010 e al 40 nel 2011. Una contrazione che, secondo Castelli, “non consentirebbe di garantire il regolare funzionamento degli uffici giudiziari che in questi anni hanno esaurito il magazzino di materiale e non hanno più adeguate risorse”. Già peraltro dimezzate nel corso del quinquennio berlusconiano: dai 202 milioni destinati nel 2002 alle spese vive della giustizia, ai 107 del 2006. “Tra l’altro il taglio”, insiste il responsabile dell’Organizzazione ministeriale, “non fa i conti con le spese non comprimibili” cui si deve far comunque fronte: “Contratto per la verbalizzazione degli atti, contratto per l’assistenza tecnica unificata, acquisto e spese per le autovetture blindate”. Se dovessero mancare i soldi per i primi due, salterebbero migliaia di udienze, dibattimenti, sentenze. I paventati effetti del blocca-processi rischiano dunque di diventare realtà grazie alla mannaia di Tremonti. Un meccanismo reso ancor più evidente quando Castelli rileva che “questi tagli inevitabilmente investono direttamente un settore strategico quale l’informatica, su cui peraltro (e giustamente) si punta anche nel decreto legge”. Significa che mentre da un lato l’esecutivo scommette sul processo telematico per sveltire i tempi della giustizia, dall’altro cancella gli strumenti per realizzarlo.