Dal Garante della Privacy arriva un «appello accorato» ai media: «Fermatevi e riflettete. Questa non è vera informazione, non è trasparenza, non è un servizio che si fa all’opinione pubblica e alla democrazia». Nella relazione annuale al Parlamento Francesco Pizzetti punta l’indice contro la «società dello spettacolo» nella quale «si moltiplicano i talk show basati su fatti ed episodi della politica, della vita sociale, delle relazioni interpersonali, che mettono in piazza, nei moderni fori telematici, vicende spesso anche privatissime», dove «vengono esposte a una discussione inevitabilmente superficiale, informazioni raccolte in indagini giudiziarie, in attività mediche di cura e diagnosi, strettamente legate alle condizioni fisiche e psichiche delle persone. Cose che - avverte - richiederebbero di essere valutate con cognizione dei fatti, nelle sedi opportune, da chi ha gli strumenti adatti per coglierne a pieno il significato». «In una parola - dice Pizzetti - troppi processi mediatici; troppa commistione fra realtà e reality». «Non è giusto, in nome di una trasparenza che diventa prima di tutto spettacolo, e talvolta persino morbosità - rincara la dose il Garante -invocare la legittimità di ogni invasione nella sfera più intima e riservata delle persone». E, di fronte a questo dilagare di informazioni private spettacolarizzate il Garante «ha pochi strumenti a disposizione» ma «non manca tuttavia di intervenire ogni volta che è necessario. Nella maggior parte delle occasioni con moniti e raccomandazioni; in casi estremi con provvedimenti di divieto o di blocco». Infine una richiesta: «La tutela delle persone ci spinge anche a chiedere al Parlamento, e specificamente ai presidenti delle due Camere - dice Pizzetti - misure opportune per evitare che nelle interrogazioni e nelle interpellanze pubblicate in rete dopo anni, siano riportati dati e fatti che, utili per il dibattito parlamentare di allora, possono però continuare a ledere gravemente le persone citate».
Appunti di un anonimo italiano
16/7/2008
