Sono loro, i Piromalli soprattutto, che in giro per l’Italia hanno sguinzagliato avvocati e compari e consigliori per agganciare il senatore Marcello Dell’Utri e l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. Il primo ha ricevuto quei “calabresi” in almeno in due occasioni (alla vigilia delle ultime elezioni politiche), il secondo ha chiuso ogni contatto con loro dopo la prima telefonata. “Maledetto 41 bis, sto tentando di tutto, voglio percorrere una strada segretissima anche al Vaticano”, sibila uno di loro al telefono. E poi dice: “Ho cercato anche con la massoneria, per quanto riguarda eventualmente l’intervento di un giudice molto importante”. È alla fine dell’anno scorso che i Piromalli decidono di muovere tutte le loro pedine. È il 3 dicembre del 2007 quando dalla Calabria organizzano per Antonio Piromalli e per il suo amico Gioacchino Arcidiaco (entrambi arrestati nella retata di martedì scorso) un incontro con Marcello Dell’Utri. Dal senatore di Forza Italia vogliono procurare una sorta di immunità attraverso il conferimento di una funzione consolare. Una qualsiasi. Vogliono mettere al sicuro Antonio, il rampollo della “famiglia” con un passaporto diplomatico. In cambio offrono voti e si mettono a disposizione per i “circoli” del senatore nel territorio di Gioia Tauro. Prima di contattare Dell’Utri Arcidiaco chiede ad Aldo Micciché, un ex dc della Piana riparato in Venezuela per sfuggire a grossi guai giudiziari in Italia: “Come mi devo proporre a lui?”.
Appunti di un anonimo italiano
24/7/2008
