Contributi statali? «Neppure un euro». Lo statuto dei proponenti dovrà riconoscere la laicità dello Stato e la famiglia monogamica. «Famiglia in arabo si traduce con harem — ricorda Cota — La poligamia è reato: esigiamo il rispetto della donna». La Regione valuterà dimensioni e impatto delle moschee. Niente minareti, niente muezzin che spezzano il silenzio con gli altoparlanti. E niente moschee a meno di un chilometro da una chiesa. L’ultimo sì sarà dei cittadini: obbligatorio un referendum. Una volta ottenuto il sospirato via libera, le regole di comportamento saranno rigidissime. A cominciare dagli imam: dovranno essere registrati in un albo e parlare in italiano. «Vogliamo sapere capire cosa dicono, se inneggiano alla lotta santa». Vietati commerci — «per evitare i suk» — e attività di istruzione (quello che nelle Chiese è il catechismo): «Niente madrasse, niente scuole islamiche». Sosteneva Andrea Gibelli: «l’Islam moderato non esiste: è solo il paravento al terrorismo». Bossi ha avvertito per tempo del pericolo «Eurabia»: «Stiamo attenti, questi vogliono impiantare in Padania vere e proprie colonie musulmane». Mario Borghezio è in prima fila: a settembre sarà a Colonia, al convegno contro l’islamizzazione, al fianco di Le Pen.
Appunti di un anonimo italiano
25/8/2008
