ROMA — Una pattuglia della Polizia stradale fa cenno di accostare. Segue un cortese invito a salire su un camper. Per cosa? Un test antidroga, spiega il poliziotto. Se tutto va bene uno se la cava in tre minuti, il tempo necessario al reagente immerso nella provetta piena di orina per dare il responso. Altrimenti, se risulti positivo, passi un brutto quarto d’ora, tra una visita neuropsicologica e un test di reattività: pulsanti da premere per valutare la reazione agli stimoli e riconoscimento di colori, seguiti da un certificato di inabilità alla guida e una denuncia penale. Stesso risultato se uno rifiuta di sottoporsi al test. Venerdì notte, località segreta, di sicuro con discoteche nei dintorni. A pochi giorni dall’incidente di Anzio in cui ha perso la vita una ragazza incinta, parte tra le critiche di politici e medici il piano del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi (politiche antidroga) per fermare chi guida in condizione alterate. Per Benedetto Della Vedova (Riformatori liberali-Pdl) si rischia di criminalizzare chi, pur avendo fumato uno spinello il giorno prima, è comunque in condizioni di guidare in tutta sicurezza. Amedeo Bianco, presidente degli ordini dei medici, si chiede che senso c’è nel bloccare una famiglia di ritorno da una gita e costringere padre o madre a fare pipì.
Appunti di un anonimo italiano
25/8/2008
