ROMA — «Se falliamo non ci rialziamo più». Nelle parole di Berlusconi trasmesse ieri da Gianni Letta ai protagonisti politici e sindacali della partita su Alitalia, si avverte la drammaticità della situazione. E c’è un motivo se il premier potrebbe disertare l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, perché il «caso Az»—secondo fonti autorevoli—in un modo o nell’altro si dovrà risolvere entro la settimana. Non è più questione di ultimatum o di bizantinismi nella vertenza: i primi a saperlo sono i maggiorenti del Pd e la Cgil. Negli ultimi giorni il Cavaliere ha messo una distanza tra sé e i palazzi romani, e si è limitato a tenere i contatti con gli imprenditori di Cai. Raccontano di ripetuti colloqui con Colaninno e Passera, ma non è con loro che Berlusconi ha dovuto far ricorso all’arte della persuasione: sono altri i soci con cui ha insistito, con l’intento di tenere unita una cordata dove più d’uno sarebbe ormai propenso a passar la mano. Con loro il premier ha usato le stesse parole del suo sottosegretario. Dietro quel «se falliamo non ci rialziamo più», c’è l’ansia di chi teme che il crac di Alitalia porti con sé «la perdita di credibilità internazionale del Paese» e «una crisi di sistema» difficilmente superabile. È scontato che in queste ore si accavallino pensieri negativi e refoli di ottimismo. L’unica certezza è che i principali attori della trattativa hanno interesse a chiudere positivamente il negoziato, sebbene le posizioni di partenza siano causa dell’attuale stallo. Tranne i piloti, che sono la lancia del «partito del fallimento» —guidato dalle compagnie aeree straniere ingolosite dal mercato italiano — i confederali lavorano a una soluzione che consenta alla Cgil di rientrare in gioco dopo l’errore compiuto la scorsa settimana, errore che riconoscono ormai persino i democratici di provenienza Ds: «Epifani è andato in confusione». Anche nella Cgil è diffusa questa sensazione. Ma non è più il momento dello scontro, specie adesso che tra i dipendenti di Alitalia si è aperta una crepa nel «fronte del no». Così il capo della Cisl Bonanni nelle ultime ore si è morso la lingua per non ripetere quanto aveva confidato ai suoi dopo la clamorosa rottura della Cgil, accomunando Epifani a Veltroni: «La coppia dell’effimero ».
Appunti di un anonimo italiano
23/9/2008
