VERONA - Sul balcone di Giulietta non sventola la bandiera arcobaleno. La Carovana della pace domenica passerà per Verona in incognito. Una festicciola privata nel piazzale del Tempio Votivo, quasi a casa propria. «La nostra dignità non ha prezzo» dice don Giuseppe Pizzoli, direttore del Centro diocesano. Gente così, i missionari. Allergici alle imposizioni. Esattamente 100 giorni fa gli organizzatori locali della Carovana missionaria di pace avevano inoltrato richiesta per l’utilizzo di piazza Bra e di palazzo della Gran Guardia. Sembrava una formalità. Con calma, in data 17 settembre la Giunta comunale formalizzava il suo no. L’unico in Italia, visto che arrivava dopo gli scontati via libera di città non bolsceviche come Milano, Brescia, Reggio Calabria, Agrigento. Il dettaglio forse induceva un ripensamento. Peggio la toppa del buco, come dicono anche da queste parti. «A seguito di un riesame della pratica», l’assessore all’Edilizia Vittorio Di Dio era «lieto di comunicare» il parere favorevole alla concessione degli spazi richiesti. Con una postilla. «Quanto sopra, con il vincolo di omettere qualsivoglia riferimento partitico e di esporre unicamente bandiere istituzionali». Dopo una richiesta di chiarimento, l’assessore precisa che tra i riferimenti partitici da celare va compresa anche la bandiera della pace, «trasformata in questi anni nel simbolo dell’estrema sinistra».
Appunti di un anonimo italiano
27/9/2008
