8/10/2008
Formigoni è impietoso e guasta la festa alla Lega: «Nel momento in cui il governo a fatica riconosce dei soldi che erano già delle regioni, cioé 434 milioni di euro, vengono fatti dei versamenti a fondo perduto a Catania per 140 milioni e a Roma per 500. C’é qualcosa che non funziona nei collegamenti all’interno dei ministeri, c’è qualche corto circuito». Maroni, seduto accanto alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, è una statua di sale. Sul palco annuiscono i sindaci di Firenze e di Salerno, Domenici e De Luca, e il presidente della Puglia Vendola. Il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, chiamato in causa per la sua Catania del quale è stato vicesindaco, è invece visibilmente nervoso e contrariato. Anche perché nel nuovo testo del federalismo fiscale è saltato il riconoscimento alla Sicilia delle accise sul petrolio. Intanto Formigoni continua il j’accuse: «Sono profondamento rammaricato per questo spreco di denaro», aggiunge il governatore da Milano, che ricorda anche l’altro «regalo» fatto alla Regione Lazio. «Quando si danno cinque miliardi di euro a una Regione diventa molto più difficile chiedere ai propri manager e ai propri ospedali di controllare le spese». Maroni ne ha abbastanza. Si alza e si avvia verso l’uscita. «Ma quali regalie… abbiamo dovuto accettare che venissero dati alcuni aiuti per incassare il federalismo fiscale. Così abbiamo chiuso una partita e ne abbiamo aperta un’altra. Ma è l’ultima volta, perchè con il sistema federale queste cose non succederanno più. Ora comincia un’altra storia. Non potrà più succedere che Regioni che hanno devastato la Sanità - spiega Maroni - si rivolgano allo Stato».