8/10/2008
Dopo sette sentenze, il risultato di anni di appelli, ricorsi e contro ricorsi, oggi è una data fondamentale per Beppino: a Milano la Corte d’Appello deciderà se sospendere la sentenza che, a luglio, lo aveva autorizzato a interrompere l’alimentazione forzata alla figlia mentre a Roma la Corte Costituzionale si riunirà per valutare il «conflitto tra poteri dello Stato» sollevato dal Parlamento contro la sentenza della Cassazione, nel 2007, entro cui si sono poi mossi i giudici milanesi. Perciò Beppino va ancora più di fretta. E’ una strada in salita quella che lo porta all’ospedale da Eluana. Lastricata di sampietrini, fiancheggiata da negozi, affollata dallo struscio del pomeriggio nel cuore di Lecco. «Lo chiamano il salotto della città», dice Englaro. Un salotto dove sanno bene che è lui «il papà che vuole staccare la spina alla figlia». Espressione che Englaro mal sopporta: «Quello che per i giornali è staccare la spina per me è far ripartire il processo naturale di morte interrotto dai medici con la rianimazione a oltranza dell’Eluana». Dice così: «dell’Eluana», «l’Eluana», l’articolo davanti al nome lo mette sempre. E’ un’abitudine che lui, friulano di Paluzza, ha preso vivendo qui: «Ho scelto Lecco perché sto bene vicino alle montagne. Da quando mia moglie si è aggravata sono più a contatto con la gente. Sono io a uscire, a occuparmi di lei, di nostra figlia, della casa. Nessuno è ostile».