13/10/2008
E ancora: «Se tornasse quell’anarchico che provò ad uccidere il Re nell’Ottocento, proverebbe ad uccidere Veltroni… ma no è già morto!». Gli ottomila in piazza, accorsi all’appello di Antonio Di Pietro per firmare contro il lodo Alfano, applaudono divertiti, ma senza ovazioni. E’ proprio quel che Tonino vuole: lascia sfogare il comico contro il Pd, ma poi quando parla lui, la musica cambia: «Non c’è contrapposizione tra noi e il Pd, ognuno fa l’opposizione come crede e bene fanno i democratici ad aspettere il giudizio della Consulta sul Lodo». Parole per una volta misurate che preludono ad una svolta: ingolosito da sondaggi che, in Trentino, in Abruzzo e a livello nazionale, lo danno in escalation, Di Pietro ha deciso di provare il tutto per tutto per raddoppiare i consensi. Imperniato su due novità. La prima, anticipata ai suoi in una riunione della direzione dell’Italia dei Valori: «Basta occuparci soltanto di giustizia. Dobbiamo diversificare, occuparci di più dei problemi di tutti i giorni, solo così possiamo fare il botto elettorale», anche perché l’obiettivo strategico è «diventare l’alternativa possibile». Seconda novità: per rubare meglio gli elettori al Pd, tanto vale abbracciarlo quel partito: «Il 25 saremo anche noi in piazza con il Pd contro il governo». Ma tanto più Di Pietro si mostra leale col Pd, tanto più deve usare parole choccanti, per differenziarsi almeno in questo dal partito di Veltroni: «Se lo ripeto, si arrabbiano: stiamo andando verso una dittatura dolce, certo diversa da quelle di una volta: oggi addormentano le coscienze, ti fanno pensare che il mondo sia fatto di bagaglini e veline», «l’oligarchia di Berlusconi usa lo Stato a consumo proprio» e dunque «quando la dittatura è alle porte, la resistenza si fa subito, non quando è tardi».