Tra queste diverse confessioni religiose (e gli «inquilini» monaci che le rappresentano) la convivenza è difficile, per varie ragioni. Anzitutto è assai arduo organizzare e dividere l’uso temporale dello spazio comune, in quanto la porta e la navata sono uniche e non è detto che le celebrazioni di una confessione religiosa (messa, processione, pellegrinaggio) terminino in modo cronometrico prima che inizino quelle di un’altra chiesa. Si può stabilire quando inizia una liturgia, mentre è più difficile prevedere quando essa finisce o di quanto può sforare rispetto ai tempi previsti; ciò perlomeno se si ha una concezione «vitale» e non meccanica degli eventi liturgici. All’interno di questo quadro, c’è la questione plurisecolare dei calendari, in quanto le diverse chiese non hanno un calendario liturgico comune. Per cui c’è il rischio talvolta della coincidenza di festività importanti nello stesso giorno, che crea tensioni e suscettibilità tra le diverse confessioni. Oltre a ciò, le diverse chiese sono rappresentate nella basilica da comunità monastiche, che non sono espressione di una comunità allargata di fedeli. I fedeli che frequentano il Santo Sepolcro sono i pellegrini che vi giungono da tutto il mondo, per cui i monaci delle diverse chiese nel rivendicare il loro spazio nell’ambiente intendono difendere anche quel diritto al pellegrinaggio dagli evidenti risvolti culturali ed economici.
Appunti di un anonimo italiano
10/11/2008
