Il primo affondo del suo mandato Franceschini lo lancia da Ferrara. Dal palco della Fiera di Roma l’aveva promesso: “Andrò nella la mia città, a giurare sulla Costituzione”. Detto, fatto. Il neosegretario arriva nel pomeriggio davanti a al Castello Estense dove nel 1943 furono trucidati 13 cittadini innocenti come monito contro i partigiani. Ieri aveva annunciato: “Chiederò a mio padre, che allora era un giovane partigiano di portare la copia della Costituzione, e giurerò sopra la mia fedeltà”. E oggi, quel gesto, compito con al fianco il padre Giorgio, partigiano cattolico e deputato Dc negli anni Cinquanta, viene accompagnato da un appello alla base del Pd e da un nuovo affondo contro Berlusconi. “Non è il momento della delusione, dell’astensionismo, nè del disimpegno. E’ il momento in cui tutti gli italiani comincino una lunga battaglia per difendere la democrazia italiana” dice il segretario. Ed è a questo punto che Franceschini torna a criticare il premier che “ha in mente un paese in cui il potere viene sempre più tacitamente concentrato nelle mani di una sola persona. Questo è contro la Costituzione a cui lui ha giurato fedeltà”. Un riferimento diretto alle ultime esternazioni del premier sulla volontà di modificare il testo della Costituzione.
Appunti di un anonimo italiano
23/2/2009
