A Pomigliano la crisi è per strada, nelle piazze, nelle case. In paese c’è chi già vede le fabbriche svuotate e trasformate in centri commerciali, dove però nessun potrà comprare niente. “La nostra Caritas - spiega don Peppino Gambardella, parroco di San Felice in Pincis - si sta affollando di nuovi poveri: c’è chi chiede di pagare le bollette, chi viveri, chi lavoro. Noi abbiamo paura che questo fenomeno faccia crescere l’usura, i furti, la delinquenza: la camorra approfitta di questi momenti per assoldare nuovi adepti. Si parla già dell’arrivo di estortori che vengono a chiedere il pizzo qui, in città”. Il tavolini del bar di Carmela Di Maiolo, in via Roma, nel centro storico di Pomigliano d’Arco, sono vuoti. “Da stamattina ho fatto 12 caffè. E non è perché è domenica, da due mesi a Pomigliano è sempre domenica: i nostri ragazzi escono di casa la mattina e girano per il paese, perché non sanno cosa fare. E non si fermano più neanche a prendere il caffè, perché costa”, Carmela, 52 anni, mostra i 12 scontrini. “Io lavoro qui da 39 anni. continua - prima al banco mi aiutavano le mie sorelle e le amiche venivano, con la scusa del caffè, a cercare marito tra gli operai delle Fiat. Ora sono sola e non faccio niente”. In piazza Primavera, decine di ragazzi passeggiano, avanti e indietro. Sono operai. O sono fratelli, cugini, nipoti di operai. Ognuno in famiglia ha un cassaintegrato della Fiat.
Appunti di un anonimo italiano
2/3/2009
