Con un promemoria destinato a Berlusconi: «L’importante è che si discuta: in un partito ci si può anche dividere, quello che conta è che nessuno faccia ostruzionismo». Gianni Alemanno, nei confronti dell’alleato leghista, è ancora più diretto. Ricorda che «noi abbiamo raccolto le firme per questo referendum e quindi lo sosterremo». E conclude mettendo a fuoco l’obiettivo, «la Lega ci dovrà convincere con un serio dibattito e argomenti molto solidi e convincenti a rinunciare a quest’impegno ». Il Carroccio, come Bossi, non gradisce. Roberto Calderoli, su Repubblica, scuote la testa: «Sostenere le riforme e nello stesso tempo il referendum è paradossale e contradditorio ». Una fonte leghista citata dall’agenzia Agi commenta con un «Mi sembra che qualcuno voglia fare un po’ il bullo, altro che poi arrivare al 51%». E aggiunge: «Bossi ha inviato un messaggio chiaro a Berlusconi: non tirate la corda ». Ma il capo dei senatori leghisti Lorenzo Bricolo ostenta la massima tranquillità e rilancia la palla nel campo del-l’alleato: «Al di là delle strumentalizzazioni politiche e giornalistiche, io sentito che tutti si sono detti convinti della necessità di proteggere le riforme». E conclude, non precisamente lusinghiero nei confronti di Fini: «Sul palco di un congresso possono anche parlare le anime diverse di un partito. Ma per quanto ci riguarda, il nostro riferimento è la sintesi che saprà trarne Silvio Berlusconi».
Appunti di un anonimo italiano
31/3/2009
