3/4/2009
TORINO — La «Stanza del silenzio» sarà anche politically correct ma, com’è evidente dall’ingresso videosorvegliato, a qualcuno potrebbe non piacere. Per esempio a vandali, antisemiti, anti-islamici o integralisti di questa o quella religione. Magari gli stessi che nelle scorse settimane hanno spedito lettere di minacce al direttore generale Giuseppe Galanzino (che ieri l’ha inaugurata) o al ragazzo dell’amministrazione che ha seguito il progetto. Frasi farneticanti («brucerai nelle fiamme dell’inferno») oppure critiche feroci per l’apertura a tutte le fedi di un luogo che fino a ieri è stato invece uso esclusivo dei cattolici. «È semplicemente una stanza che dà la possibilità a chiunque, anche a chi non crede, di ritrovarsi nello spirito», spiega Galanzino, sicuro che il progetto funzionerà, e senza intoppi. Le minacce? Il direttore sminuisce, «dev’essere stata una vecchia madama…» e dice che «ci staremo attenti, soprattutto i primi tempi, perché qualche pazzo può sempre arrivare. C’è la telecamera e poi faremo fare dei giri di controllo». La sua «stanza silenziosa», ricorda, «è stata realizzata con pochi soldi e con la disponibilità assoluta del cardinale Poletto».