In un montaggio asciutto e intenzionalmente didascalico, le immagini registrate a Guantanamo parlano con la voce e il volto di chi ne è stato e ne è oggi il guardiano e di chi ne è stato, fino a ieri, il prigioniero. Restituendo intatta la profondità dell’abisso culturale ed emotivo che, in questi sette anni, ha separato e continua a separare chi ha concepito ed è a guardia delle gabbie e chi in quelle gabbie è lasciato marcire. Un abisso tanto più cupo, perché presentato come figlio “legittimo” di un’alternativa del Diavolo che, agli occhi di una buona parte dell’America, continua ad apparire inestricabile. Quella tra diritto alla sicurezza e rispetto dei diritti civili.
Appunti di un anonimo italiano
3/4/2009
