I vincitori scrivono la storia e di solito, oltre al potere, cercano di togliere allo sconfitto anche la dignità. Nel 1520 gli avventurieri venuti dalla Spagna in cerca di nuove terre seguirono questo copione con Montezuma, l’imperatore azteco che li aveva accolti come inviati del cielo e fu ripagato con schiavitù, morte e disonore. Secondo le cronache del tempo, Montezuma aprì le porte del suo dominio — che si estendeva dalle coste del Pacifico al Golfo del Messico — agli uomini guidati da Hernán Cortés e quando il suo popolo capì che i conquistadores erano arrivati solo per depredarli delle loro ricchezze e si ribellò, Montezuma cercò ancora di trovare un compromesso, ma finì lapidato dalla folla che assalì il palazzo di Tenochtitlan (l’attuale Città del Messico). Questa la storia ufficiale. Ma ora il British Museum ha lanciato un’operazione per riabilitare l’imperatore. La revisione sostiene che Montezuma, divenuto ostaggio degli stranieri che aveva accolto come ospiti di riguardo, fu tenuto prigioniero e al momento opportuno assassinato con oro fuso colato in gola; poi Cortés ordinò ai suoi scrivani di fabbricare ad arte la versione della lapidazione per legittimare l’intervento «pacificatore» della potenza spagnola. L’impero azteco cadde, travolgendo anche la reputazione di Montezuma, tanto che nel Messico moderno non c’è alcun monumento che lo ricordi.
Appunti di un anonimo italiano
9/4/2009
