9/4/2009
I vincitori scrivono la storia e di soli­to, oltre al potere, cercano di to­gliere allo sconfitto anche la dignità. Nel 1520 gli avventurieri venuti dalla Spagna in cerca di nuove terre segui­rono questo copione con Montezu­ma, l’imperatore azteco che li aveva accolti come inviati del cielo e fu ri­pagato con schiavitù, morte e disono­re. Secondo le cronache del tempo, Montezuma aprì le porte del suo do­minio — che si estendeva dalle coste del Pacifico al Golfo del Messico — agli uomini guidati da Hernán Cor­tés e quando il suo popolo capì che i conquistadores erano arrivati solo per depredarli delle loro ricchezze e si ribellò, Montezuma cercò ancora di trovare un compromesso, ma finì lapidato dalla folla che assalì il palaz­zo di Tenochtitlan (l’attuale Città del Messico). Questa la storia ufficiale. Ma ora il British Museum ha lan­ciato un’operazione per riabilitare l’imperatore. La revisione sostiene che Montezuma, divenuto ostaggio degli stranieri che aveva accolto co­me ospiti di riguardo, fu tenuto pri­gioniero e al momento opportuno as­sassinato con oro fuso colato in gola; poi Cortés ordinò ai suoi scrivani di fabbricare ad arte la versione della la­pidazione per legittimare l’interven­to «pacificatore» della potenza spa­gnola. L’impero azteco cadde, travolgen­do anche la reputazione di Montezu­ma, tanto che nel Messico moderno non c’è alcun monumento che lo ri­cordi.